Pietrino, l’idolo della Maratona di Roma

pietrino-2.jpgBeato lui, che aveva tutte le donne del villaggio della Maratona di Roma che gli correvano dietro. Certo, a dir la verità gli stavano alle calcagna pure i bambini, anzi specialmente loro, desiderosi di farsi fotografare al suo fianco e bisognosi di un attestato di stima da qualcuno “grande”. Che, a dir la verità, il “nostro” più che grande è grosso e risponde al nome di Pietrino, la mascotte della Maratona di Roma, la gara più partecipata d’Italia.

Insomma, signor Pietrino, come è andata? «Ma no, mi dia del tu, ho la scorza dura come le pietre, ma alla fin dei conti sono uno dal cuore tenero. Ha visto come mi guardano i bambini?».

Certo che l’ho visto… insomma, come è andata la sua avventura nella diciannovesima edizione della stracittadina romana? «E’ andata più che bene, ma lei neanche immagina che faticata».

Scusi Pietrino, lei sta sul selciato, che fatica ha fatto? «Ma no, io sono diverso dagli altri, del resto loro sono “sanpietrini”, io solo Pietrino, devo ancora farne di strada. Loro ormai sono incastonati, guardi a via dei Fori Imperiali. Io no, devo ancora darmi da fare prima di diventare santo come loro».

Va bene, sono d’accordo, ma lei è stato anche baciato da mille e più fra ragazze e signore, e poi si è anche divertito, immagino. «Io non posso innamorarmi, devo lavorare per la gara: e corri di qua, e fatti una foto di la, e mettiti in posa, e dai il buon esempio. E poi…».

E poi? «Lei neanche immagina: li vede i miei piedi quanto sono lunghi? Lei pensi quanti mi ci sono saliti sopra al villaggio prima e in gara poi».

Ma perchè… lei ha gareggiato? «Eccome se non ho gareggiato. In quattro giorni ho fatto più chilometri io dei maratoneti».

Sempre sorridente, comunque! «Ma si, la Maratona di Roma va gustata fino in fondo e le assicuro che io non ho visto litigare nessuno, neanche la più fumantina delle coppie in gara si è guardata in cagnesco. Del resto, la corsa unisce e non divide. E forse è bella e piacevole da vivere perché non serve la moviola, non ci sono i fuorigioco, vince sempre il più forte e arriva al traguardo chi ha la tigna. Ma soprattutto chi si è allenato bene».

Pietrino scusi, ma almeno sua madre è stata contenta di questa sua performance? «Si, ma quando son tornato a casa mi ha messo in punizione, dice di non avermi mai visto con la maglia di lana, e che poteva prendermi un raffreddore. E non c’è stato verso… “mamma, i sassi non indossano la maglia di lana!”. Macchè… neanche quest’anno diventerò santo!».

Massimiliano Morelli

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